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November 24 la vita non è un telefilm. a volte io ci credo davvero che non sia così. mi piace credere che la musica che ascolto in macchina, quella che altri si sparano in cuffia per camminare verso il binario possa essere stata messa lì dallo sceneggiatore apposta per noi. che le sue melodie ci risuoneranno in testa nei momenti giusti, nei momenti importanti davvero. per noi che non sappiamo ballare senza stanze piccole, posti bui, casse molto grandi alle spalle. la vita non è un telefilm. a volte io credo davero che non sia così. che se dici la cosa giusta al momento giusto è il regista che te l'ha corretta poco prima, alla caffetteria dietro i camerini e che chi hai di fronte non potrà fare altro che seguire il copione perfetto e dire quello che solo nei sogni ci si aspetta che accada. e che accade. ma oggi, oggi è diverso. oggi è un giorno sotto la pioggia come tanti ma dentro qualcosa cambia piano piano. ci siamo ritrovati tutti quì quasi un anno fa. poco dopo quasi un anno fa, a leggere di parole come queste, a cercare di vedere oltre e comprendere che tutto aveva un senso, che tutto accadeva per uno scopo e che alla prossima scena saremmo stati ancora tutti insieme e tutti felici. passo un compleanno anomalo. cominciato con mio padre che mi invita a cena, e con molto meno alcol di quello che credevo. stanotte alle 2 circa compio 23 anni e non mi sembra vero perchè saranno mesi ormai che consegno questo dato anagrafico a chi me lo chiede. oggi è un giorno in meno dai 24 che cominciano domani. le cose sono molto cambiate, è bello poterselo dire che tuttora le cose mi cambiano giorno dopo giorno davanti agli occhi. qualcuno ce lo siamo perso, qualcuno l'abbiamo ritrovato e qualcuno ancora non lo conosciamo. abbiamo però cominciato a fare i conti davvero, prorpio oggi, con il passato che non volevamo fosse mai esistito. c'è chi ha già trovato il coraggio e sinceramente qualcun altro lo troverà presto. la vita non è un telefilm. oggi proprio no perchè, senza amarezza, vi dico che non verrà fuori nessuno dalla torta, perchè non c'è una torta. non credevo mi sarebbe mai capitato ma della torta mi sono proprio dimenticata. delle candeline e dei festoni e degli inviti non è ho voluto sapere niente. non un gesto di stiza nei confronti di chi "e va beh per una volta pensateci voi" ma solo perchè è finito il tempo in cui il nostro cocktail al banco passava dalle nostre tette. un po' perchè si è trasformato in una birra, un po' perchè al wellington non ti regalano niente, un po' perchè senza paura vogliamo davvero diventare grandi. poco dopo quasi un anno fa eravate tuti quì a sperare con me che le cose avrebbero preso la giusta piega e per molti non è andata così. un anno fa avevo da pensare a chi arrivava col treno prima e chi col treno dopo e forse tutto quel tempo speso a fare il capo-stazione mi ha distratto da cose che di lì a poco sarebbero succese e sarebbero state evitabili. " a volte anche cinque o sei..." a volte ha ragione valeria e non si arriva mai abbastanza in ritardo, oggi che lo so comincio a capire l'importanza della puntualità nela vita ed invece di correre perchè sono GIA' in ritardo, comincierò ad arrivare puntuale. quando ti fotte, la vita, almeno vuoi toglierti il privilegio di dire " e va beh, tanto non c'ero". oggi io invece non volto le spalle e che si fotta da sola, la vita, senza il mio aiuto. la vita non è un telefilm ed io lo sto' imparando piano piano, coi miei soliti tempi. quest'anno comincia con una lunga lista di spettatori segreti con cui fare i conti e da eliminare. quest'anno per me comincia domani, con le cose che ho portato con me fino a quì i miei amici, il mio passato, l'amore di mia madre e quello di mio padre (ed era anche ora) e cinque o sei cose che mangerò io al posto di chi non vorrà avere più fame. così potrò continuare a prestarvi i miei vestiti, a truccare i vostri visi e ad accarezzare i vostri capelli. nella mia personalissima storia, sono le bambole che vincono contro i ragazzi di O.C. e noi noi siamo bambole. buon compleanno bea. October 17 Parlami d'AmoreOk l'ho inserito nel mio bell'elenchino "Siamo ciò che leggiamo" direi che possa bastare no? porca miseria è scritto da Silvio Muccino, finiamola quà...
e invece no.
Perchè ho letto un buon libro ed era un po' che non me lo sentivo.
Il sapore intendo.
Una cosa tipica del romanzo d'amore.
Quando finisco un libro così me ne vado in giro con aria beata e con un buon sapore di vita in bocca, ti vien voglia di fare l'amore, di farti baciare, di ringraziare per l'affetto della tua vita.
Arriva l'inverno, Parlami d'amore sa di cose buone. October 12 SABATO 11 NOVEMBRE "IL TITOLO LO DEVO ANCORA DECIDERE MA SARà SCRITTO SULLA TORTA"bene ragazzi... eccoci quì. squillino le trombe...e.....e..... si parte!! Molti di voi questa mail la stavano aspettando, o meglio, la temevano e si auguravano la notte, prima di addormentarsi, di non riceverla mai. Altri, invece, non sanno esattamente di cosa io stia per scrivervi quindi un piccolo riassunto; Una serata infelice Patty e Pg si annoiavano al Wellington (un locale nuovo che hanno aperto dopo il ponte dell'Adda) e cosa le avrebbe allietate maggiormente se non l'arrivo del nostro Giambe fresco fresco di matrimonio? Probabilmente qualunque altra cosa ma non sempre i desideri si avverano... Dopo qualche futile convenevolo la conversazione si proiettò su quanto sarebbe divertente partecipare al matrimonio di un amico ma come fare? Niente fiori d'arancio all'orizzonte...ed è quì che come un fulmine a ciel sereno le menti, sopite da anni, delle nostre ragazze si svegliarono dal loro torpore per dar luce all'idea più strabiliante dellla settimana! SPOSIAMOCI NOI...TUTTI INSIEME!!! Fine del riassunto (ora comincia la parte cazzuta) SABATO 11 NOVEMBRE AL RISTORANTE L'ORTICA (per delucidazioni in merito alla location chiedete a Tommy) siete tutti invitati a partecipare alle NOSTRE NOZZE. Avete una settimana di tempo per decidere, vi prego di RISPONDERE in goni caso a questa mail per darmi vostra conferma o per declinare l'invito (sarete tacciati per sempre di vigliaccheria e meschinità), giovedì 19 prenoto il tavolo all'Ortica e ovviamente richiedo il karaoke cari miei!!! Ci saranno volantini in tutta lodi con i nostri soprannomi dal design unico ed inconfondibile della signorina Federica Colombo, ovviamente denza ora e luogo di svolgimento!! Ci sarà una torta super bellissima e tutta bianca, confetti, riso, anelli, attestati, partecipazioni e quant'altro... Non vi sposerete necessariamente con chi arriverete. Se volete portare qualcuno basta farmelo sapere e che segua pedisseuquamente le regole. Sono aperte le candidature per fare il prete. Il costo dell'operazione è la cena più la torta per tutti, le ragazze pagheranno riso, confetti etc. i ragazzi pagheranno i fiori. Per la cena volevo aggirarmi sui 25 euro. Poche e semplici regole: PER I RAGAZZI - è OBBLIGATORIO (se non vi aggrada sarete purtroppo costretti a non partecipare) un abbigliamento adeguato, leggasi: scarpe rigorosamente NON da ginnastica, pantaloni rigorosamente NON jeans, camicia, cravatta, giacca o papillon.....se proprio non ne potete fare a meno siete autorizzati ad indossare i jeans mantendo fede a tutti gli altri capi - siete tenuti a passare a prendere ognuno di voi un bouquet (o una composizione da polso, devo ancora decidere) da un fiorista che vi sarà comunicato via mail o a voce da me, ovviamente informato della cosa....basta che entriate, sorridete pensando a "quanto ho da fare io se sono quì ad organizzare un matrimonio per 40 cristiani", abbiate l'aria imbarazzata e lui subito capirà in che modo servirvi...state tranquilli... - ci si trova alle ore 19.30 sotto casa mia (via cavalieri di Vittorio Veneto n 7), vi sarà detto con quante macchine e chi passerà a prendere chi, vi metterete d'accordo con Patty che per ora di pranzo (dello stesso giorno) vi fornirà di spago e lattine ed eventuale coccarda bianca (da mettere sull'antenna...ma come siamo tamarri) per abbellire la vostra autovettura - portare macchine fotografiche e videocamere nel maggior numero possibile, verrà fatta poi una selezione delle migliori foto e verrà compilato un album dalla sottoscritta e un montaggio di quelli seri per la parte video. PER LE RAGAZZE - ci si trova alle 14.30/15.00 a casa mia (via cavalieri di Vittorio Veneto n 7) - portate con voi le cose più eleganti, strabilianti, super mega wow che avete da mettere - portate con voi: qualcosa di nuovo, qualcosa di blu, qualcosa di vecchio (può anche essere una cosa vecchia blu o una cosa nuova blu) e qualcosa da prestare (così possiamo scambiarcelo) - chi desidera farsi raccogliere i capelli non si lavi i capelli lo stesso giorno (anna e vera) - chi desidera farsi truccare da me è la benvenuta (tutte) - anna ricordati di cercare gli attestati e di compilarne uno analogo, poi ti dirò quanti stamparne - fede ricordati di preparare il volantino e di andare a chiedere informazioni da Galbiati per la torta - Patty ricordati il riso, i confetti, le lattine e lo spago - pg...ricoradti di venire... Qualsiasi dubbio o richesta...sono quì!! baci a tutti e buona preparazione. March 02 Kabum! con un paio di milioni di satellispettatori17 MARZO, CON REPLICA IL 18, LO SPETTACOLO "KABUM! COME UN PAIO DI IMPOSSIBILITA'" ANDRàA'IN ONDA SUL SATELLITE.
ROBE DA URLO...
"Non esiste teoria del riso che non sia una filosofia completa, e così non c'è filosofia completa che non sia una teoria del riso; ogni verità è falsa se non è accompagnata da una risata." (F. Nietzsche)
Una giullarata, con sbalzi di registri linguistici, e con una scenografia che è solo proiezione di immagini. Lo spettacolo racconta della Resistenza vista con gli occhi dello scemo del villaggio, come scoperta improvvisa e potente di un mondo sconosciuto. La "gioia infantile e terribile" del partigiano Zanni che apre gli occhi su un'Italia inquieta e alla ricerca della libertà è la chiave della narrazione. Zanni è figlio di Rosa Saltaformaggio, rimasta vedova da un marito fascista convinto che le ha lasciato in eredità la povertà tipica del mondo contadino di quegli anni, una sconsiderata venerazione del fascismo e quel figlio un po' tocco. Zanni ha vissuto da sempre nella polvere e il sudore dei campi, ma in una delle sue discese settimanali giù a Boves viene sequestrato dal partigiano Paolo Risso. E' l'incontro tra la ragione di un popolo che lotta e la pancia di un contadino stupito, che dà vita ad uno sguardo stralunato e innamorato della Resistenza. In scena l'utilizzo del grammelot e di proiezioni di immagini.
Attore: Giulio Cavalli
Fisarmonica: Guido Baldoni Supervisione artistica: Paolo Rossi Responsabile di produzione e organizzazione: Stefania Zito e Paola Vicari Progetto scenico: Bottega Dei Mestieri Teatrali Pubblicazione: Dario Venegoni Mostra fotografica da materiale fotografico: Istituti Della Resistenza di Genova , Boves , Verbania , Milano e Archivio Nazionale dell'ANPI Produzione: Bottega Dei Mestieri Teatrali questo il link per vedere e sapere tutto sul video dello spettacolo.
questo il link per i programmi sul satellite February 05 New York Stare siamo di nuovo qui a ciedersi COSA è fare la cosa giusta.
chiedermi se lo chiedono tutti quanto ancora dobbiamo soffrire. ma che vita sarà la nostra se abbiamo paura del muro dove così crudele è chi ti appoggia un libro sulla testa e segna dove sei basso, dove no, dove arrivano le palle se misuri in lunghezza.
perchè per avere 30 anni bisonga averne avuti 24, 25, 26 e 27 anche nei giorni di targhe alterne. "mi chiedo cosa cazzo stiamo aspettando..- che sia troppo tardi madame." che chi non ci vuole non ha nemmeno il coraggio di dircelo. il gusto dell'orrido per vedere dove si può ancora arrivare, giustifica l'immersione nel mondo doloroso nel quale viviamo. al prezzo dell'olio d'oliva, treesettanta al litro.
la parabola del figliol prodigo, il vitello grasso che non arriva mai. parole di niente, i sogni dei nostri, all'arrembaggio miei prodi che i caraibi non sono poi così lontani.
vicini un cazzo, abbiamo solo di che farci del male. e ancora e ancora scegliamo solo di che farci del male e ancora e ancora. e mi prendo anche questa, che quando non avrò più ninete da dare. "chi ramazza troppo, muore che la scopa se la ritrova in mano" come diceva la pigy. gli amici che hai perso, l'amore che non esisteva. quello che invece ce l'hai negli occhi, nel cuore...e la strada che volevi percorrere insieme. abbiate coraggio, domani sarà il giorno in cui avrete avuto meno paura. non ho nemmeno più parole, solo colori, verde per i momenti come questo, per chi vive di sfumature, come noi che non abbiamo imparato a dimenticare ma proviamo ogni giorno,
blu per il cuore che sanguina e non vuole credere al rosso della passione di un viso bianco come la neve di lodi quando c'era chi voleva distruggere per fare pari con le proprie speranze nere come il mio no che grida squarciando questa merda, tutta questa merda. parole senza corpo, la massa non sempre rende l'idea. "con l'esperienza stupefacente il sè ideale, non più persecutorio, diviene accessibile e la mente
trova la pace"
l'amore, il sesso, la religione, l'irreprensibile ricerca della perfezione, dentro, fuori, la chiesa e
la sua religione, la politica delle pubbliche relazioni..
e noi,
anime fragili di figli gentili, senza poeti da leggere, senza musica da ascoltare, senza miti da celebrare, senza più amore, dopo troppo cercare.. fanculo. January 30 New York Starsi parte. si arriva. si soffre. ci si incontra. ci si evolve. la vita cambia di minuto in minuto. un giorno sei sola, il giorno dopo in due, qualche mese dopo in tre. e nel tuo cuore invece quasi si comincia a stare stretti. quanti amori che ho. quanti sogni. quanti desideri lontani. speranze con oceani di mezzo. lingue poco internazionali, che vien voglia di tradurre tutto quello che scrivi per farti capire. qualcuno lo perdi per strada, altri appaiono che te lo aspettavi un giorno ma mica credevi oggi. chi è sempre rimasto ed è ancora qui e ci si veglia a vicenda. chi non riesce a dormire, chi chiede aiuto, per non dormire da solo. chi piange, chi non riesce a smettere. chi fa la doccia a casa mia, chi non sa come si fa il letto, chi vive da solo da sempre senza saperlo. chi porta gioia nella tua vita, chi cerca di rubartene un po', perchè ha perso la sua, ma non ti insegue abbastanza veloce. chi si sente attaccato, chi attacca per sbaglio o senza saperlo. chi non riesce a finire un discorso perchè arriva qualcuno ma prima o poi lo dobbiamo finire perchè era importante davvero quel discorso lì. chi aspetta il momento giusto per dire una cosa che c'avevi pensato tanto ed è pronta in un cassetto senza serratura ma con maniglia, come i bagni dei locali nuovi per non far fumare quelli come noi. chi aspetta una telefonata, chi un messaggio. chi si chiede cosa starà facendo e ci deve pure calcolare il fuso orario. chi vive una vita diversa ma si ricorda del tuo sorriso, o dei tuoi capelli. chi non è più romantico perchè magari poi soffre ancora. chi non vuole smettere di credere e di amare. chi basterebbe una parola per tornare tutto come prima ma nessuno la dice e diventano mille, e non ci si parla più. chi s'incontra dopo 5 anni e c'hai ancora la voglia di spaccargli la faccia, di cazzo, che si ritrova. chi ti tiene la mano così non lo puoi fare. chi lotta per tenersi i figli, chi la sicurezza di una donna, che non è come lottare per lei. chi litiga ma non si lascia. chi non fa più nemmeno quello ma mica si lascia lo stesso. chi si lascia perchè non ne valeva la pena. chi fa l'amore. chi si accoppia per riempire gli spazi bianchi, che all'asilo se non ci passi il pennarello ti rimandano al posto a finire il disegno. chi compra giornali di moda perchè bastano i soldi appena per quello ma non per i vestiti che ci son dentro, ma li vorrebbe tanto. per sentirsi meno soli. chi ascolta canzoni di protesta, chi di ricordi. chi ricorda i profumi come se l'avesse sentito ieri ma non è mica così, ma ce l'ha proprio nel naso. chi non vuole lasciarti andare se lo abbracci. chi vuole imparare a farsi amare, chi respinge troppo amore. chi rifiuta un bacio, non nega una carezza. chi resta sveglio a scrivere perchè non lo so nemmeno io, cosa sto' aspettando, che domani mi devo pure alzare alle 10. e vi sembrerà anche tardi. chi domani consegna un modulo. chi ha un esame. chi va con le puttane perchè non avrà mai amore nella sua vita. chi perchè non lo vuole, chi perchè non è buono prorpio. chi buonanotte, me ne vado a letto anch'io, che domani mi aspettano kili di arance e tanta altra frutta..magari anche una piadina. January 29 Kabum! Come un paio di impossibilità.Ho assistito ad un grande spettacolo.
Ho visto il copione di un uomo divventare cannoni, fotografie, visi, odore di guerra. L'ho visto recitare a volto e anima scoperti, nudi. E mi sono sentita libera. Siamo liberi di reagire a quello che il mondo si sforza di nascondere con l'indifferenza, liberi di credere che le grandi visioni della nostra mente, si trasformano in grandi opere della nostra vita. Liberi di giudicare chi ha dimenticato come ci siamo arrivati, fino a quì, e critica i matti. Mettere in scena con la prorpia voce le proprie parole, non è cosa da tutti. Chi ci riesce ti solleva mezzo metro da terra. Devo ancora trovare il modo di scendere. Quelli che c'erano, stasera, con tanta di quella neve che non ti trovavi le mani in tasca nemmeno coi guanti, stasera, a vedere Giulio sfogliare l'album della resistenza, c'erano perchè anche loro corrono la vita all'inseguimento di ciò che hanno già visto, riscoprendosi spettatori, gente che scrive di ciò che vive e vive come non ha ancora letto. Recensendo, ho sentito, un teatro che non voleva essere forzatamente nuovo, o diverso, ma che, semplicemente, graffiava lo schema di uno spettacolo di tradizione spogliandolo del superfluo, degli ombretti delle facce-con-in-omaggio-commenti mal riusciti, delle gabbie degli incapaci. E l'ho visto trionfare dieci minuti di applusi, e scusate il transitivo. Oggi ho assistito alla performance di un grande attore, che usando tutte le corde del proprio stomaco, toccava tutte le emozioni degli uomini. Se volete vedere ciò che un italiano a teatro riesce a fare, ciò che un uomo di oggi è in grado di proiettare con le diapositive della sua mente, in questo mondo, che di arte ne parla tanto e ne mangia fin troppo nulla, andate a vedere Kabum! come un paio d'impossibilità.
Non si era mai visto un megafono in scena così poco megafono e così tanto poesia. January 13 Perdite.. Raffoldo Murtrotti
X.0X.198X - 30.12.2005 Ci piace ricordarlo così..
..Tagliato a pezzi e imbustato, un buco nel piede una chitarra nel culo... Ad una vita di rimpianti e di scelte erronee
noi brindiamo in coro: "C'è chi li chiama porci,c'è chi li chiama maiali
...noi ...li chiamiam Laziali, noi li chiamiam Laziali!" Basta?
...e avanza... Fildestro Mistretti Invece January 12 New York StarE stanotte scrivo per voi.
Per tutti quelli che aspettano un sms. uno squillo. un segno.
Per quelli che si alzano la mattina e non corrono con il leone e la gazzella, ma guardano il muro sotto casa e ci vedono scritto "ti amo".
Stanotte non importa a nessuno dei falsi miti, delle cose importanti, della guerra che imperversa nel mondo.
Stanotte la dedichiamo a tutti quelli che si fanno mille domande perchè vorrebbero solo una telefonata.
Stanotte è per quelli che hanno accettato di arrendersi e di chiedere al cielo un regalo.
Stanotte è per coloro che non hanno smesso di sognare;
per quelli che ascoltano la radio e credono che quella canzone sia per loro, e che qualcun altro
ne farà buon uso.
Vorremmo tutti noi un mondo di immagini che ci ricordano com'eravamo,
tuti i giorni,
per far si che nessuno di noi dimentichi il passato;
vorremmo libri pieni di nostri pensieri
o
se non altro
di qualcuno che, finalmente, riesca a parlare per noi.
Stanotte regalo a tutti i miei amici un momento in cui chi si sente solo riceve un veto per il dolore,
per le passioni non corrisposte,
per 500km di troppo.
Stanotte corriamo in autostrada per raggiungere qualcuno che non ci vuole,
arrivati al casello, svoltiamo verso casa e gridiamo
"chissenefrega".
Abbiamo davanti a noi anni in cui ogni giorno possiamo credere in ciò che non c'è stato dato,
perchè anche se abbiamo combattuto,
la vita è crudele, e noi NON sappiamo esserlo di più.
Scrivo per chi a capodanno ha avuto l'amore, per chi ha avuto il sesso, per chi ha creduto in un bacio.
Scrivo per tutti quelli come me che non vogliono più chiedersi se qualcuno, dall'altro lato della mela,
sta' pensando a noi.
E felice, mi ritrovo ad amarMi. Cosa che non capita di frequente.
Scrivo per noi, stanotte.
E vi auguro tutto ciò che la sensibilità di vedere la primavera in questo grigio inverno si merita.
Tutto il tempo del mondo,
come diceva qualcuno,
che come ogni volta, ogni qualvolta conta, non riesco a ricordare.
nessuna domanda,
solo,
il bagliore dell'alba, a rischiarare il nostro cammino di infedeli ma di coraggiosi.
January 10 Il GiornoMomenti bui. Momenti in cui non sai nemmeno dove stai di casa. December 27 Gazzettino di TrevisoOra, non è sempre che le cose uno riesca a dirle nel modo migliore.
Non sempre vengono fuori dritto per dritto, come si dice a Roma. Microsoft Word ti mette le maiuscole ad inizio frase quando vai a capo, ti corregge automaticamente le parole se ci metti una consonante di troppo
e quelle cose lì.
Ma è proprio vero, porca miseria, citando un grande artista, che: "noi uomini quando c'impegnamo tanto a dire qualcosa di interessante facciamo/sempre/centounovoltesucento/la figura dei fessi./Non ce n'è./L'ho provato tutta la vita." aggiungendo "Dite quello che sentite;/non quello che pensate." Cazzo fosse facile. Non tanto per quello che diciamo noi, ma per quello che ci aspettiamo di sentire dagli altri. No, non è una tipica questione di giustificazioni femminile,
un salvataggio all'ultimo minuto di tutti quegli "pseudofidanzati" che altrimenti non sarebbero più tali.
E' che a volte uno se le fa certe domande. Ci si chiede se è giusto restare sempre in piedi e credere che accettare la, più/o/meno presunta, confusione di qualcuno, significhi scendere a compromessi, accontentarsi
e snaturare la prorpia persona.
Ma a volte, è giusto guardare oltre? Capire,
comprendere,
rischiare,
di rimanere in ascolto per un sospiro/uno slancio?
Una frase buttata là alla quale uno può dare un paio di sgnificati in più?
Si, siamo tutti d'accordo. Le donne sono complicate, gli uomini, no.
Le donne dicono si per dire no e gli uomini dicono quello che pensano. Ma noi non ci dobbiamo sperare mai? Non ci dobbiamo credere mai? E se ci sbagliassimo? E' davvero solo perchè cerchiamo disperatamente qualcuno che ci ami,
qualcuno che oggi è così ma domani possiamo cambiarlo,
che andiamo avanti con un infinito oceano di domandebarraincertezze?
Le donne sanno sempre cosa vogliono quando si tratta di emozioni, questo lo dice il mio amico Guy. Magari sbagliano, s'illudono, rielaborano e partoriscono abnegazioni di se stesse e sogni ben costruiti, ma,
sanno sempre dove sia giusto andare.
Allora, magari non è vero che se oggi mi guardo dentro, ma proprio in fondo, so che non ci devo credere. Che non devo aspettare, che non devo capire, che devo smettere di sognare. Come già vi dissi, viviamo in tempi bui; ed in questo mondo così sterile,
sento il bisogno di aggrapparmi alle mie speranze,
così dolci, che quasi mi viene da piangere.
Preferisco lasciare agli aridi l'incapacità di emozionarsi per più di un minuto, "mentrelodicoègiàpassato". E "aspettare, dueotredieci ore al giorno, solo, aspettare". E, porca boia (e scusate l'insulto), ci sarà qualche cretino al mondo che mi sta' cercando. Tanto cos'altro ho da fare? Ogni giorno mi riempio di immagini/profumi/vendo sorrisi/ cresco dentro di me tanto da poter diventare,
un giorno,
una madre almeno la metà della mia.
Ascolto parole a raffica,
canzoni d'amore
e, sopra ogni cosa,
cerco di vegliare su chi amo.
Raccolgo le sfide, dimentico il passato senza sacrificare l'esperienza,
non attendo il domani per respirare a pieno il giorno che è già.
Parlo con il mio cane, fonte d'immensa saggezza
e nei suoi occhi, assaporo la tenerezza di un figlio.
Cosa grida vendetta così forte dentro di me, da non permettermi di aspettare?
Stanotte non volgio sentrimi una donna emancipata né, tanto meno, una che lotta. Anche ai condannati a morte offrono ventiquattr'ore di libertà. Sarò mica io meno meritevole per non concedermi una notte?
Me ne starò quì, con una canzone che a volte avrei voluto scriverla io, nelle orecchie,
ad aspettare. Che venga domani, e vaffanculo, mi troverà qui. Ferma, immobile, con gli occhi chiusi ed il cuore pieno di speranze. Che ci provino a portarmela via, se ci riescono. December 21 New York StarDevo dire che più passa il tempo più la consapevolezza atavica di avere avuto un gran culo ad essere la proprietaria di questa mia vita, diventa maggiormente dettagliata.
Se è vero che gli Amici si contano sulla punta delle dita allora io, che ne ho avuta più d'una, ho avuto un sacco di mani.
Quando si stacca una foto dall'album e la riattaccate con lo scotch, avete presente?
Io ripenso a momenti trascorsi, sovente lontani, e lego volti su volti ad ognuno di essi.
Alcuni, in un modo o nell'altro, me li sono tenuta stretta.
Vai a capire se per volontà di Dio, loro o addirittura
mia.
Altrettanti sono in giro.
Non persi. Non distanti.
Solo, in giro.
E hanno vite diverse, che io non conosco.
Siamo
persone diverse. E non ci conosciamo più.
Anzi,
questa è una domanda.
Basta il ricordo di qualcuno a darti ancora una misura, un metro di paragone, una mappa per poterlo conoscere?
Per poter identificare i suoi comportamenti, per potergli essere d'aiuto o soltanto,
vicino?
Quando poi ce le ritroviamo in mano, o su di un monitor, queste maledette foto, sono lì a chiedermi:
"a quante lauree ancora posso mancare?"
E coloro che abbiamo lasciato da un'altra parte, è possibile che veramente siano diversi
perchè noi non c'eravamo?
Che abbiano sofferto senza di noi? Che abbiano preso scelte altrimenti non considerabili?
Incredibile come mentre rivolgo il mio sguardo verso chi ha fatto scattare in me queste domande, davanti agli occhiali mi si confondano altri visi, e mi venga da pensare
ma sono così tanti quelli che con me o senza di me, sarebbero stati diversi?
Momento.
Non è uno sfogo d'egocentrismo.
Non mi riferico ad essere o meno persone migliori ne tanto meno a quanto la mia presenza nella loro vita potesse dar loro maggiori chances di successo.
Ma più analizzo le tinte più mi sembra d'aver avuto con me coloro senza i quali sarei stata possibilmente infelice.
Ma...viceversa?
Non ho dubbi a mio riguardo, ho dubbi su qualche amore "forse in sala giochi", o sulle mie amiche "attaccate alla vita che hanno".
Ee non posso fare a meno di chiedermi: saranno stati loro, ugualmente, senza di me, "leggeri"?
Ora io non credo di poter rispondere a nessuna di queste domande, solo loro potrebbero.
Ma stanotte, vado a letto con il cuore un po' più pesante e la mente un po' meno serena, sognando,
sveglia,
giorni più lunghi,
tempi meno duri e
volontà più feroci, che ci tengano saldi l'uno/a all'altra/o
come se portassimo ancora, sempre,
"nella testa un po' di sole
ed in bocca una canzone" December 05 New York StarCos'è questa putrida infezione che dilaga? cos'è questo stupido credo al quale ci stiamo abituando?
cosa significa decidere che è meglio raccontarsi idiozie come "non credo nell'amore" per sentirsi giustificati? Il mondo, la società, le stesse convinzioni sociali ci hanno inaridito a tal punto da preferire una vita di continue bugie?
Perchè improvisamente mi ritrovo a sentire ogni giorno qualcuno che usa mille parole per arrivare a non dire un accidente di niente?
Viviamo in tempi biu. Dobbiamo ricordarci ogni fottuta mattina che la gente muore, che c'è la guerra solo quando i telegiornali ce lo dicono, che il cancro arriva e si porta via le madri di chi amiamo. Per quale misero motivo ci siamo ridotti a non credere più nella sincerità, nell'amore, nei valori che con tanta fatica abbiamo conquistato fino ad oggi?
Ho solo mille domande oggi. Non so nemmeno da che parte cominciare per rispondere. Vorrei solo che arrivasse qualcuno e mi spiegasse come mai anche i più irriducibili dei sognatori hanno preferito nascondersi nel limbo dele giustificazioni, nell'ovattato clichet che ci porta a sostituire i buoni sentimenti che
dovremmo provare, con la paura di soffrire, con la paura di rimanerci male, con la paura di...sono senza parole.
O forse ne ho troppe. e confuse. Sono crescdiuta con l'idea che il dolore, quello vero, dipendesse da cose grandi. Da cose che nessuno può nemmeno pensare di controllare.
Sono cresciuta credendo che tutte le emozioni che mi regalano le mie giornate fossero da custodire, che la "sofferenza" derivante dagli amici, dai fidanzati, dai litigi con chicchessia, fossero step fondamentali per
crescere, per migliorarsi, per puntare più in alto o per trovare la serenità di vedersi capaci di emozionarsi.
Non riesco ad accettare tutto questo qualunquismo, tutto questo mercato dei sentimenti in cui si da se si riceve si riceve se si è disposti ad essere vigliacchi.
Sono stanca di tutto questo opinionismo improvvisato di gente che non sa nemmeno restare a casa da solo, che ha paura di quello che pensano gli altri perchè mai sarà convinto di se stesso, ma che nemmeno se ne accorge e vegeta
non appagato a sufficienza dal proprio foulard.
Sono stanca dei genitori che creano figli sterili di sentimenti ma draghi della playstation. Sono così colma di tutto questo svendersi ed umiliarsi, di tutti questi letti caldi solo per un po' d'amore. Ma chi cazzo è il pazzo furioso arrivista bastardo che ha deciso per noi una vita squallida e non ci da' il diritto di innamorarci? di gridare quanto siamo felici per paura che da un momento all'altro tutto crolli?
Dov'è questo nuovo Fuhrer che ci rinnega la possibilità di voler bene a noi stessi e di rispettarci a sufficienza da sentirci quantomeno grotteschi a comportarci come tanti pupazzi invidiosi?
Perdonami Dio che guardi gli uomini e con il quale è bello prendersela perchè li fai scannare e violentare le donne se oggi non ho risposte.
Forse non le voglio nemmeno, o forse mi sono stancata di darle. December 03 New York StarIl legame che ci lega agli amici è qualcosa di molto complesso.
E' la leggerezza con cui ci si sente liberi di vivere da soli, la convinzione di rimanere a galla in ogni caso, sorrette da un gentile intreccio di mani. C'è anche la parte difficile. Si può portare avanti un rapporto in molti modi, la necessità, di solito, è quella di ritenersi felici e, subito dopo, di sapere che intorno a noi, i propri cari, lo sono altrettanto. Quando tutto questo si realizza allora ci si sente un po' anche "responsabili" delle scelte altrui quasi come delle nostre. Quando si è circondati dalla felicità, dunque, ci si sente appagati. Al contrario, se gli animi non sono sereni, il timore per gli altri ci dice di salire su di un'alta scala e trovare la miglior soluzione possibile per loro. Cruda, vera, reale. Se ne ha una visione dal di fuori, cioè, oggettiva. Se ne ha una visione dal di fuori, cioè, non si provano emozioni dirette. Ora, nel dare un consiglio, nel immedesimarsi (restandone ad ogni modo spettatori) fino a comprendere e risolvere, quale delle due visioni prevale di più? Siamo consci della risposta giusta perchè non siamo coinvolti? O è il non provare sofferenza a toglierci l'umanità necessaria ad arrivare all'essenza del problema? Fidarsi del giudizio esterno o lasciarsi andare a ciò che il cuore ci chiede di fare? E ancora una volta mi chiedo, se tutte le volte che qualcuno ci ha indicato la strada quella era giusta, perchè non riusciamo mai a ricordarcelo? Io ho un'amica che per sensibilità e intelligenza riesce a dipanare qualsiasi matassa prima ancora che tu sia riuscita a spiegarle il problema; e ci sono stati momenti interi della mia vita in cui ho capito che se non mi fossi affidata non sarei mai riuscita a venire fuori dalla complessa ragnatela dove mi ero andata a cacciare. Mano a mano la convinzione che qualsiasi cosa potesse accaderle venisse a lei naturale risolvere è andata scemando, e, ultimamente, mi sono acorta di una discreta porzione di mare dove, immersa così tanto, nemmeno lei è in grado di nuotare via veloce. Sono la nostra anima buona, la spinta verso chi ci ama ed il nostro istinto a portarci verso chi abbiamo accanto. Siamo noi a decidere che ciò che c'è dietro ad un problema è troppo squallido o patetico da volersi vivere da soli. Sono le risposte che già abbiamo che andiamo a cercare nel cuore dei vicini, non per incapacità, ma per la paura di guardarle così intensamente da vederle e derealizzare per la solitudine. Abbiamo bisogno, in quanto esseri umani, della vicinanza dei nostri affetti, ogni qual volta la vita, con le sue molteplici e continue richieste, ci mette ala prova. Sono proprio le nostre note a venir riscoperte dalle parole degli altri in una melodia incredibilmente analoga alla loro. Affidarci è un gesto coraggioso che non in molti si è in grado di compiere, non è scappare dal problema o delegarne la risoluzione, è credere che in un mondo che ci vuole belli e soli sia dolce lasciarsi mettere in acqua dalle braccia dei propri legami, come a certificare ogni giorno, che si può essere genitori per qualcuno e da qualcuno sentirsi protetti. Anche dalle nostre scelte. December 01 New York StarQuando si incontra qualcuno di solito si cerca di fare la miglior impressione possibile.
Lavoro, amore, quellichetivengonopresentati dagli amici...insomma..praticamente con tutti. Ci si chiede allora come sia possibile che non ci si piaccia universalmente. Perchè questa è una cazzata. Non sempre si sente il bisogno di essere al meglio per chi abbiamo di fronte al primo incontro. Quando però l'interruttore scatta è allora che cominciano i problemi. Ci si comincia a chiedere dove mettere le mani e dove guardare, dove portare un argomento e dove assolutamente è meglio che non vada a finire. Ci si chiede se il prezzemolo della tartina c'è rimasto tra i denti e se si accorgerà della macchia di vino. Ed ecco che, magicamente, ci siamo affidati per l'ennesima volta ad un ruolo. Come i migliori registi insegnano, l'attore che segue delle gabbie sente meno il terrore di sbagliare e riesce a tirare fuori il vero, inequivocabile, io. Siamo noi quelli veri o restiamo in attesa di poterlo diventare per qualcun altro? Quand'è che possiamo dire di essere davvero noi stessi? Facile dire che si dovrebbe essere più spontanei, ma siamo davvero sicuri di desiderare inizi tutti conformi al nostro stato d'animo? Comprese le crisi pre-mestruali e il quattroazero per loro? Non posso fare a meno di chiedermi, è giusto porsi così diversi, avere delle strategie, per conquistare la fiducia di chi ci rapisce? Difficile volersi bene al giorno d'oggi, tener conto di così tante architetture sociali...è plausibile questa fottuta paura di sbagliare. Seguendo il percorso tracciato da noi ci si sente meno in continuo fallo, meno bendati sulla corda tesa tra la cima di due basiliche. E ci si lascia andare un po' di più. Buffo no, come ci si debba contenere per poter dare qualcosa di noi. Il rischio calcolato (o così crediamo) che ci fa essere verosimili a noi stessi e sempre più, di conseguenza, veri, è l'ancora di salvataggio nel mare di pescecani che sembra essere la massa sociale cittadina. Se non ci ponessimo sempre al meglio per coloro che ci colpiscono, se non tirassimo fuori, incredibilmetne, i nostri più grandi segreti al primo appuntamento che senso avrebbe andarci? In fondo, le parti più divertenti, sono proprio gli inizi e l'intimità dei rapporti consolidati. Per i secondi, ci vogliono anni e nessun vestito nuovo e per i primi, invece, pochi istanti ma ore di trucco. Continuo a sognare, quindi, le scarpe adatte e l'uomo perfetto, che questo nostro modo di fare non ci porti che fra le braccia di coloro che stanno, per piacerci, adottando le medesime strategie, fino a portarli ad essere perfetti per noi, come noi...perfetti. Anche per loro. November 30 New York StarPer la religione Buddhista l'illuminazione arriva quando capiamo quanto tutte le grandi e piccole cose siano interconnesse e quanto l'impermanenza della realtà sia alla base della vita.
Ci sono arrivati loro molto prima di me ma voglio considerarmi un "illuminata", e accorgermi quasi ogni giorno, di questi tempi, che a capitarmi è qualcosa di straordinario. qualcosa che cambia tutta la mia realtà, in maniera più o meno significativa, andando ad ogni modo a toccarne tutti gli aspetti. E così arrivano i fidanzati, i miei e non i miei, le rivelazioni, gli incontri, le decisioni, i tracolli, l'inverno, l'attesa della primavera. La vita è una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita. sarà vero? Verrebbe da rispondere con temi toccanti, una nascita, una perdita, uno di quegli eventi che la vita, volente o nolente, te la cambiano comunque. Ma se parliamo di piccole cose sono loro che ti cadono adosso? in un momento dove non riesco a capire se sono io a muovermi bendata cercando la strada o resto più che altro pedina non posso fare a meno di chiedermi: siamo noi che scegliamo per la nostra vita o sono le cose che ci accadono a farci prendere percorsi obbligati? Ma è Voltare pagina ad essere veramente difficile e le decisioni stesse, arrivate all'improvviso, ci lasciano delle ferite simili a delle cicatrici. Ed è così secondo me che accade, tutto ci spinge in avanti, o ci tira, dipende, ci cambia e ci cresce, il dolore per primo ci rende reali. E da lì si parte. Le nostre non sono scelte costrette dagli eventi, sono costrette da noi stessi che tendiamo verso l'alto. che aspiriamo ad avere di più, a cercare di più, ad essere di più. Irrimediabilmente siamo noi quelli che si fanno o non-fanno segnare dagli eventi..e che scelgono...quando si è fortunati, di trasformarli in ali. E provare a volare. |
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